Cani con problemi comportamentali

Niki è un meticcio affetto da dissocializzazione primaria, con stereotipie tipiche (tail chaising) Niki è un meticcio affetto da dissocializzazione primaria, con stereotipie tipiche (tail chaising)

Dopo aver spiegato la genealogia, i rapporti sociali ed i metodi di comunicazione dei cani, è il momento di analizzare quali sono e perché si sviluppano quelle situazioni che portano i nostri amici a quattro zampe a profonde condizioni di disagio. Perciò, ora andremo direttamente a spiegare alcuni comportamenti anomali che portano molti cani a non sapere affrontare nel modo corretto i rapporti sociali o gli stimoli nell’ambiente in cui essi vivono e nel contempo si cercherà di espletare quegli atteggiamenti pericolosi che a volte istigano i nostri amici a 4 zampe ad aggredire gli esseri umani.

 

Si tratta di uno strumento di intervento di tipo olistico, che considera, cioè, i cani da un punto di vista della loro integrità come qualcosa di più della somma delle parti che ne compongono l’organismo e che cerca di alleviare lo stress a partire dalle sue cause e non, come succede solo usando gli psicofarmaci, attenuando momentaneamente gli effetti. Inoltre, voglio ricordare che quanto viene riferito a “sindromi psichiche” per i cani, in realtà spesso corrisponde ad una condizione di disagio in cui essi si trovano a causa di una carente o mancante metodologia comunicativa da parte del partner umano e per questo bisogna ricorrere al solo mezzo comportamentale per aiutare i nostri amici a quattro zampe ed i corrispettivi proprietari ad uscire da questa difficile situazione di stallo ed avviare un corretto rapporto sociale. A seconda del problema cui ci si trova di fronte, si potranno utilizzare vari metodi di intervento sul comportamento del singolo soggetto: dalla rivisitazione del ruolo del cane all’interno del nucleo familiare (intervenendo sulle prerogative tramite l’alimentazione ed i contatti fisici ed utilizzando tecniche di comunicazione), all’uso dei segnali di pacificazione, alle tecniche cognitive, all’attività ludica ed all’agility controllate ai metodi pedagogici gentili quali il clicker training.

 

Al di là del fatto che continuamente si scoprono aspetti nuovi della psicologia canina, restano alcuni punti fissi che servono a capire i motivi per cui i cani così detti problematici si trovano, ad un certo punto della loro vita, di fronte ad un buio tunnel dal quale non sono in grado di uscire da soli. E’ in quel momento che deve intervenire il binomio veterinario comportamentista/educatore cinofilo, utilizzando le idonee cure farmacologiche (quando necessarie) e le tecniche che la moderna scienza comportamentale oggi offre. Buon gioco viene svolto dalla sensibilità dell'educatore che deve aiutare il cane ad imboccare la strada giusta per la riuscita delle terapie comportamentali idonee, rispettando l'etologia e la ragion di vita dello stesso.